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La biblioteca nata vecchia

19 Novembre 2014

La biblioteca comunale di Pontedera è indefinibile. Non sappiamo se si tratta di una Sagrada Familia dei poveri o un vecchio rudere da demolire perché diventato obsoleto. Mentre nel cantiere i lavori continuano , molti sono i difetti che emergono e che aspettano valide maestranze pronte a prendersi cura di loro.
Non è una biblioteca per tutti, almeno per i diversamente abili che si vedono preclusi l’accesso al primo piano. Seppur vero che vi sono ben tre scale, ed altre non visibili, è anche vero che vi sono due ascensori entrambi non funzionanti. E’ l’essenza della barriera architettonica per eccellenza questo campione “comunale”.
I polmoni verdi, così definiti all’indomani dell’inaugurazione, sono due cortili resi inaccessibili dai sacchetti di sabbia messi a protezione delle porte perché quando piove, l’acqua vi si infiltra sotto entrando all’interno.
L’acqua, quella del sindaco, non manca mai. Laddove non dovesse arrivare dai cortili, ossia dal basso, ci perviene dall’alto. Infatti il tetto si presta ad essere la seconda via di ingresso, essendovi delle falle che garantiscono a quel bellissimo elemento di lasciarsi cadere e di raccogliersi in piccole pozze come segno tangibile della sua presenza all’interno della struttura quando c’è maltempo.
A volte non ci resta che sorridere… e pensare che sia tutto un gioco. Chi da piccolo non ha mai avuto un puzzle ? Entrando in questo ambiente, sembra di tornare indietro nel tempo vedere pezzi mancanti che non aspettano altro che qualcuno li rimetta a loro posto.
I battiscopa e le cornici si staccano come le foglie in autunno dai rami spogli.
Anche ai bagni si gioca. Come il gioco delle tre carte perché i bagni utili escluso quello dei bambini e dei diversamente abili sono tre, aprire la porta sbagliata può riservare una sorpresa anche se, questa volta inaspettata,
di essere investiti da gas per la mancanza di aereazione essendo Ie finestre non accessibili perché alte e se vengono lasciate aperte, quando piove ti fai anche una doccia.
Ma se non dovesse bastare questa emozione a far venire i brividi, ci viene in soccorso il sistema di climatizzazione non funzionante. Se in estate si boccheggiava per la mancanza del condizionamento estivo e gli avventori si accalcavano al piano terra cercando gli angoli più freschi e chi utilizzava i computer della biblioteca, erano sottoposti a sauna forzata perché disposti a ridosso di una immensa vetrata che fungeva da serra, col sopraggiungere dell’autunno si incomincia a battere i denti. La colonnina scende e gli utenti di vestono sempre più in tal modo da far sembrare la biblioteca come una sala d’aspetto di un impianto di risalita di una stazione sciistica. In biblioteca se ci vuoi stare devi vestire con piumino e sciarpa.
Il clima si sa è ballerino e non mancano momenti in cui il sole fa capolino ed essendo una struttura a bassa inerzia termica vedi spalancare i finestroni con la conseguenza di non essere più isolati dall’esterno. Forti rumori e ventate di area fresca irrompono nell’ambiente di studio distraendoti non poco.
Quando il piumino e la sciarpa non saranno più sufficienti a garantire quel minimo di confort con il sopraggiungere delle prime gelate e la caldaia verrà accesa, non tutto l’ambiente verrà riscaldato in egual misura. Tutti si concentreranno al primo piano cercando come i gatti l’angolino più caldo. Il contribuente oneste non saprà se ridere o piangere alla vista delle bollette che dovranno essere onorate perche si preannunceranno dei veri e propri salassi.
Continuamente vediamo squadre di lavoratori, dipendenti comunali, ditte esterne, a volte elettricisti a volte addetti agli aspetti della sicurezza, ma mai nessuno darsi da fare in quello che sembra essere un cantiere infinito, l’impianto antincendio, un vero rompicapo. Mesi or sono molte persone a seguito di un black-out hanno visto uscire fumo e getti d’olio dal vano pompe e mai nessuna richiesta rivolta al sindaco, sul forum comunale sull’efficienza di quest’impianto ha mai trovato risposta.
Oggi sul Tirreno l’assessore Franconi ha detto che si tratta di “piccoli problemi di ordinaria amministrazione”. A casa nostra questo si chiama minimizzare, poi giudicate voi.

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