Pontedera 5 Stelle, Cittadini con l'elmetto!

10 – Quale futuro per la Piaggio?

20 aprile 2014

cuivre15Nei primi anni 80 ogni famiglia di Pontedera aveva qualcuno che lavorava alla Piaggio o per la Piaggio. Dire Piaggio era come dire Pontedera, e viceversa. I Piaggisti erano orgogliosi del lavoro che facevano e per le aziende dell’ indotto essere fornitori della Piaggio voleva dire avere le porte spalancate con le banche. Dopo 30 anni di delocalizzazione selvaggia, politiche industriali scellerate e speculazioni finanziarie, la Piaggio e’ diventata un guscio vuoto, in prospettiva del tutto irrilevante nel tessuto urbanistico, sociale e produttivo della citta’.Le ultime notizie ci parlano ancora di assistenzialismo fine a se’ stesso, di totale assenza di piani industriali e di pannicelli caldi messi un po’ qua e un po’ la’ negli anni da una amministrazione regionale e locale inetta e senza idee.Attualmente la Piaggio conta circa 3000 dipendenti, dei quali 1000 impiegati e circa 300 precari, che si sono trovati di colpo senza lavoro e senza garanzie.
i Colaninno (ricordiamo che Matteo Colaninno e’ stato responsabile economico del PD) non hanno dimostrato alcun interesse per la Piaggio di Pontedera, piuttosto hanno mostrato interesse per il gioco in borsa e le speculazioni finanziarie, senza tener di conto che dietro ai numeri ci sono persone e famiglie.
Gia’ l’anno scorso Colaninno aveva ricevuto un bel regalo di 3 milioni di euro di soldi pubblici in sgravi fiscali e contributivi.
Quest’anno, con l’ennesimo patto di solidarieta’, gli viene fatto un altro regalino, mentre lui continua tranquillamente a sbaraccare la fabbrica portando il lavoro in Vietnam e India.
La Piaggio dovrebbe essere “Made in Italy”, o almeno si pensa che sia cosi’. La maggior parte dei pezzi (ci sono giunte segnalazioni che parlano dell’ 80%) provengono dall’ estero e vengono assemblati a Pontedera, facendo un grosso danno sia all’ immagine del Made in Italy che all’ indotto. La conseguenza e’ un impoverimento generalizzato della societa’ e quindi una contrazione dei consumi interni: un caso da manuale.
Attualmente il fatturato Piaggio e’ in calo, anche perche’ non e’ compensato dall’ aumento delle vendite nei paesi emergenti. Forse anche loro cominciano a diventare un pubblico troppo esigente per quello che la Piaggio puo’ offrire.La Piaggio ha bisogno di un piano di rilancio, che non passi necessariamente da Colaninno, visto che lui ha dimostrato a piu’ riprese di non essere interessato.
Bisogna agire su due fronti: il primo riguarda il “qui e ora”, il secondo riguarda la riqualificazione di lungo periodo.

10.1 – Qui e ora.

Per quanto riguarda il “qui e ora” e’ necessario
1)la riduzione generalizzata dell’ orario di lavoro a 32 ore settimanali, a parita’ di salario, e non diteci che siamo velleitari perche’ la Vespa e’ un marchio prestigioso, e se venisse fatto un progetto industriale con mezzi innovativi i margini ci sarebbero.
2)Inserire un tetto massimo del 10% alle importazioni dei pezzi dall’ estero e un piu’ severo controllo qualita’. Se Piaggio vuole usare il marchio Made in Italy faccia i pezzi in Italia, altrimenti scriva “Made in Cina” e vediamo se vende in Europa.
3)Assunzione a tempo pieno delle 500 persone che da circa 10 anni lavorano alla Piaggio e delle quali ad oggi 250 sono rimaste fuori e altre 250 lavorano solo 7 mesi l’anno.
Una parte di queste proposte erano gia’ presenti, insieme ad altre, nel contratto integrativo promosso dai lavoratori della base FIOM, ma  sono state affossate dai vertici sindacali.
Questo rende necessario rimettere in discussione anche la rappresentanza sindacale: i sindacati devono entrare nel consiglio di amministrazione della Piaggio, cosi’ come accade con le Union Americane e i sindacati tedeschi, ma prima serve un repulisti generale perche’ attualmente i sindacati confederali sono peggio dei partiti.
Per quanto riguarda la politica indistriale di lungo periodo, un’ azienda delle dimensioni della Piaggio non puo’ essere riconvertita dall’ oggi al domani: tuttavia mettendo in campo un ventaglio di ipotesi diversificate si puo’ riuscire a mantenere impegnata la forza lavoro attuale, sfruttando tutte le varie professionalita’ e riqualificando quelle non utilizzabili. Vediamo quali potrebbero essere:

10.2 Trasformare Pontedera nel polo fieristico di riferimento del centro Italia:

A tuttoggi, e in futuro con la nuova sede Expo, la fiera di riferimento è e sarà quella di Milano; sede non facile da raggiungere in treno, in aereo (arrivando a Malpensa bisogna prendere una navetta che in un’ora o due a seconda del traffico porta alla stazione e da li  metropolitana stipati come sardine con al seguito valige e bagagli), o in auto (perché nel centro di Milano); non ci vogliamo volutamente addentrare nelle sistemazioni alberghiere. Ultimamente ne è stata fatta una a Rho, tirata su dal niente con costi elevatissimi ma in pratica anche se viene chiamata fiera di Milano è in Svizzera.
Negli ultimi anni sono stati creati poli fieristici di rilievo anche a Rimini (difficilissima da raggiungere, inoltre per spostarsi negli alberghi sono necessarie ore di traffico), Roma (anche questa difficile da raggiungere con mezzi pubblici, quando uno arriva a Roma Termini inizia l’odissea per poter sperare di raggiungere la fiera), Napoli e Bergamo (veramente impossibile da raggiungere). Altri sono stati abbandonati o sono considerati di serie B; come Riva del Garda (soppiantata da Rimini) e, in Toscana, Firenze Fortezza da Basso (piccola e costosa), Montecatini terme al Centro Congressi (minuscolo), Cecina alla capitaneria di porto.
Un polo fieristico, per essere appetibile, deve avere alcuni requisiti ben definiti; tra i quali:
Molti metri quadri a disposizione per le esposizioni (le aree lasciate dalla produzione Piaggio).
Essere facilmente raggiungibile con tutti i mezzi:
Aereo: Pontedera è situata tra l’aeroporto di Pisa e quello di Firenze.
Treno: La ferrovia congiunge le linee più importanti d’Italia. Servita bene anche per chi arriva in aereo sia da Pisa che da Firenze.
Auto:  la FI-PI-LI congiunge la A1 alla A12.
Taxi: Il servizio dovrà essere rivisto/ampliato e, viste le brevi distanze, potrebbero essere elettrici o ad aria compressa (vedi punto 10.2).
Ampi parcheggi a disposizione: La Piaggio, oltre a ricevere i mezzi di circa 3000/3500 fra operai e impiegati, dispone anche di un campo d’aviazione immediatamente trasformabile in parcheggio “ecologico”, cioè di terra, senza bisogno di essere asfaltato (esempio della fiera di Rimini).
Opportunità di lavoro: manodopera più o meno specializzata, inquadrata sia come occasionale che a tempo pieno. Chi lavora in una fiera? Parcheggiatori (il parcheggio di Rimini che è il più economico costa 10 euro al giorno), persone alla biglietteria, al guardaroba, alle entrate, ai banchi informazione, ai bar, ai ristoranti, alle edicole, alle reception che prenotano e vendono taxi, biglietti del treno, dell’aereo, alberghi. Personale delle pulizie, manutentori (elettricità, acqua, incendi), personale della sicurezza, hostess e stuart di stand.
Inoltre per allestire e smontare gli stand servono elettricisti, impiantisti, progettisti, serve l’ufficio marketing per pubblicizzare e vendere il prodotto, l’ufficio informatico per gestire la parte informatica, uffici contabilità e amministrazione
Capacità ricettiva: Alberghi, B&B, Affittacamere, Ostelli,  Privati che mettono a disposizione 1, 2, 3 o più camere (fino a tre camere non devono neppure creare una società ed hanno facilitazioni  fiscali interessanti) con o senza bagno privato con un’agibilità e una classificazione alberghiera attribuita da una commissione di tecnici (esempio agenti di viaggio naturalmente “compensati” magari con la possibilità di gestire le prenotazioni alberghiere o con la possibilità di avere all’interno della fiera una scrivania dove poter vendere la biglietteria ferroviaria, aerea, prenotare i taxi etc.)
I “fieristi” la sera organizzano feste, eventi, cene in locali della zona, oppure semplicemente se ne vanno a bere qualcosa nei locali.
Questo darebbe un impulso di crescita a tutte le attività di Pontedera.
Quali sono i numeri di una fiera?
Portiamo ad esempio quella di Rimini; Fiera con una crescita che ha del miracoloso.
1.800.000 visitatori, La formula vincente è che in molte fiere non si paga l’ingresso e quindi, i visitatori, sono molto più invogliati a partecipare. In ogni caso fra parcheggio, 1 caffè, un panino, una bibita minimo spendono 10 euro = 18.000.000
7.800 espositori – uno stand costa qualche migliaio di euro; dipende dallo spazio occupato e dall’allestimento.
40.000.000 di euro di entrate per il solo affitto degli spazi espositivi.
Gli spazi della fiera potrebbero essere utilizzati una volta l’anno anche per promuovere gratuitamente le PMI di Pontedera per dare una spinta propagandistica alle attività del territorio e far conoscere le nuove realtà.

10.3 Linea di produzione veicoli ad aria compressa: 

Sono ormai diversi anni che si sente parlare di veicoli  alimentati  ad aria compressa. Ci sono stati diversi problemi tecnici in passato, ma sembra che ad oggi questi problemi siano stati risolti, pertanto il M5S intende avviare uno studio di fattibilita’ per verificare la possibilita’ di riconvertire una parte della fabbrica Piaggio alla produzione di questo tipo di veicoli, che potrebbero essere usati sia nel mercato privato che nella realizzazione di progetti di mobilita’ condivisa per citta’ medie e medio piccole. Il concetto sarebbe quello delle “microfabbriche diffuse” invece di una sola grande fabbrica: questo permetterebbe di diminuire drasticamente i costi logistici (magazzino e trasporti) senza considerare i rilevanti vantaggi ambientali.
Volendo paragonare una fabbrica tradizionale con una basata sulla filosofia che proponiamo, si puo’ fare il seguente confronto:
a) e’ sufficiente 1/3 della superficie totale occupata e 1/4 della superficie estinata a linea di montaggio.
b) e’ sufficiente 1/5 dell’ investimento totale
c) e’ necessario il 30% di personale in piu’
Quindi risultano i seguenti vantaggi:
Vantaggi ambientali:
a) Migliore ripartizione dell’ energia necessaria alla produzione;b) Minor inquinamento dovuto al trasporto dei veicoli finiti;
Vantaggi economici e sociali:
a) la ricchezza rimane sul territorio, creazione di posti di lavoro locali;
b) nessun trasferimento di persone dalle campagne alle citta’;
c) Trasferimento di conoscenza ed esperienza.

10.4 Linea di montaggio “storica” collegata al museo Piaggio:

Un’altra idea da sviluppare potrebbe essere quella del ripristino di una linea di montaggio della Vespa “storica”, compatibilmente con le esigenze di sicurezza sul lavoro si riavvierebbe una linea di montaggio dove far vedere dal vivo come si lavorava negli anni 50 e 60, questa iniziativa porterebbe con se’ numerosi benefici:
1) Formazione culturale: potrebbe essere un valore aggiunto sia per il Museo Piaggio che per quanto riguarda il coinvolgimento delle scuole tecniche nell’ apprendimento e nella comprensione dei processi produttivi industriali.
2) Marketing: potrebbe essere un biglietto da visita per i clienti Piaggio e per valorizzare maggiormente il “brand”. Inoltre potrebbe essere una iniziativa collaterale a fiere ed eventi vari.
3) lavoro: permetterebbe di recuperare un’altra parte, seppur piccola, dei lavoratori che attualmente rischiano la disoccupazione.
4) Turismo.10.5: Linea di decostruzione di veicoli e altri materialiUn altro impulso per la riqualificazione della Piaggio potrebbe arrivare dall’ implementazione di una linea di decostruzione dei veicoli, mirata al recupero dei materiali e soprattutto al riutilizzo dei pezzi come sono, con l’importante raccolta di un feed-back progettuale che permetterebbe di individuare i punti deboli del design dei prodotti dal punto di vista della sostenibilita’ ambientale e risolverli mettendo a punto nuove tecnologie. Chiaramente una linea di decostruzione dei veicoli potrebbe essere utilizzata anche per altri tipi di oggetti di uso comune, quindi l’idea sarebbe quella di coinvolgere anche qui la cittadinanza e le imprese per trovare i prodotti piu’ idonei o per i quali ci potrebbe essere un ritorno migliore in termini ambientali, economici e occupazionali.

10.6 Centrale di gestione della mobilita’ cittadina

L’idea sarebbe quella di implementare il polo fieristico con un progetto di mobilita’ sostenibile, utilizzando i veicoli ad aria compressa per gli spostamenti cittadini e dentro i padiglioni della fiera.
In questo modo chi arriva con il treno oppure con la propria auto ai parcheggi scmbiatori si trova a disposizione una flotta di auto a basso impatto ambientale con cui visitare la fiera o raggiungere l’albergo in totale comfort.
Si potrebbe anche coinvolgere gli alberghi e i ristoranti in un progetto di “car sharing” o di noleggio a termine per dare il servizio di mobilita’ ai visitatori della fiera e ai loro clienti.
Il format sopra descritto, coordinato da una centrale operativa e completato dalla filiera di manutenzione dei mezzi e da una linea di decostruzione finalizzata al recupero dei pezzi, o in alternativa, al loro riciclaggio, potrebbe diventare un modello ripetibile in tutte le citta’ di dimensioni medie e medio piccole, per la fornitura di servizi per la mobilita’ individuale condivisa “tutto incluso”.

10.7 Ricerca e sviluppo

Attualmente la Piaggio sta esternalizzando e delocalizzando anche i settori di sviluppo e ricerca, nonostante ci si ostini a dichiarare il contrario: ad esempio i nuovi progetti dell’ Ape sono sviluppati a Pasadena (California).
In questo modo si incentiva la fuga di cervelli all’estero e si dimostra l’incapacità di attuare una politica industriale di lungo respiro.
E’ evidente che il risultato di un investimento in ricerca si vede nel medio/lungo periodo e se Piaggio fosse veramente intenzionata a rimanere in Pontedera si vedrebbe da questo: perciò se la ricerca viene fatta all’estero significa che Pontedera viene considerata dagli stessi amministratori una realta’ ormai marginale tenuta in piedi solo per mantenere la possibilità di scrivere “Made in Italy” sui propri prodotti.
Noi vogliamo invertire questa tendenza, rimettendo in discussione prima di tutto il ruolo dei dipendenti: noi vogliamo che i Piaggisti si riprendano la Piaggio. Non e’ un “esproprio proletario” ma semplicemente l’ acquisizione della consapevolezza che i dipendenti possano partecipare alla stesura del piano industriale, che i dipendenti possano entrare nel consiglio d’amministrazione direttamente eletti dai loro colleghi, senza bisogno di intermediazioni sindacali.

Share

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *